Un turista in Italia


Baccalà alla Vicentina

Scritto in Gastronomia da pieru il 26 gennaio, 2010

Ecco la ricetta del Baccalà di Vicenza approvata dalla "Venerabile Confraternita del Baccalà":

Ingredienti per 12 persone: 1 Kg di stoccafisso secco; 500 grammi di cipolle; 1 litro d'olio d'oliva extra vergine; 3-4 acciughe; 1/2 litro di latte fresco; un po' di farina bianca; 50 grammi di formaggio grana grattuggiato; un ciuffo di prezzemolo tritato, sale e pepe.
Preparazione: ammollare lo stoccafisso, già ben battuto, in acqua fredda, cambiandola ogni 4 ore, per 2-3 giorni. Levare parte della pelle. Aprire il pesce per lungo, togliere la lisca e tutte le spine. Tagliarlo a pezzi quadrati, possibilmente uguali. Affettare finemente le cipolle, rosolare in un tagamino con un bicchiere d'olio, aggiungere le acciughe dissalate, diliscate e tagliate a pezzeti, per ultimo, a fuoco spento, unire il prezzemolo tritato. Infarinare i vari pezzi di stoccafisso, irrorarli con il soffritto preparato, poi disporli uno accanto all'altro, in un tegame di cotto o alluminio, oppure in una pirofila (sul cui fondo sarà versata, prima, qualche cucchiaiata di soffritto), ricoprire il pesce con il resto del soffritto, aggiungendo anche il latte, il grana grattuggiato, sale e pepe. Unire l'olio, fino a ricoprire tutti i pezzi, livellandoli. cuocere a fuoco molto dolce per circa quattro ore e mezza, muovendo ogni tanto il recipiente, in senso rotatorio, senza mai mescolare. (In termine vicentino questa fase di cottura si chiama "pipare"). Servire ben caldo con polenta in fette.

Viterbo e il papato

Scritto in Italia da pieru il 14 gennaio, 2010

Palazzo dei papi di ViterboLa storia di Viterbo è legata alla storia del papato. Nel 1145 la città accoglie il pontefice Eugenio III, successivamente il Barbarossa vi insedia l'antipapa Pasquale III ed il suo successore Callisto III passato alla storia come "il papa da burla di Viterbo". Celestino III nel 1192 insignisce la città di dignità arcivescovile. Nel 1266 i viterbesi realizzarono il maestoso Palazzo dei Papi dove s'insediò Clemente IV. Il sogno del capitano del popolo Raniero Gatti era quello di sottrarre a Roma il centro della cristianità. Il tentativo si protrasse fino al 1280 quando papa Martino IV, spaventato dalle violenze che si perpetravano in città, si trasferì a Roma e poi ad Avignone. In occasione della nomina del successore di Giovanni XXI i cardinali, dopo 33 mesi di sede vacante, furono costretti ad eleggere un nuovo papa (Gregorio X) in quanto il capitano del Popolo li rinchiuse ("cum clave") con poco cibo in un salone a cui tolse anche il tetto.
Viterbo divenne oggetto di contesa tra le diverse nobili famiglie che imperversavano a Roma e dintorni e conobbe un periodo di relativa prosperità durante il pontificato del pontefice viterbese Paolo III Farnese che vi eresse un'Università, istituì L'Ordine dei Cavalieri del Giglio e costruì santuari e ospizi.
La città venne annessa al Regno d'Italia il 12 Settembre 1870 e durante la seconda guerra mondiale ha subito purtroppo numerosi danni per i bombardamenti. Attualmente è considerata la capitale dell'alto Lazio, zona ricca di centri che conservano opere di grande valore.

Rimini

Scritto in Divertirsi in Italia da pieru il 28 dicembre, 2009

RiminiLo stemma della città

Lo stemma della città di Rimini è diviso verticalmente in due parti: a sinistra l’Arco di Augusto su campo argenteo, a cavalcioni del ponte di Tiberio, che sguazza in un mare mosso; nella parte di destra invece una croce rossa e argentea che campeggia su uno sfondo anch’esso rosso. Il compito di creare uno stemma per la città di Rimini fu affidato dal Podestà a Carlo Lucchesi, direttore della Biblioteca Gambalunghiana. Costui dopo una lunga ricerca storica e iconografica decise di porre sullo stemma i due famosi monumenti, l’arco e il ponte, che ricordano a Rimini del suo passato romano. Per quanto riguarda la croce, essa è acquisizione più tarda. Nel 1509 dopo la cacciata dei Malatesti, Giulio II concesse a Rimini di fregiarsi di una "croce doppia, bianca e rossa", che sono ancor oggi i colori cittadini.

Il Re delle bisce

Era l’anno 1619 e don Claudio esercitava tranquillamente il suo mandato in una parrocchia della diocesi di Rimini. Da qualche giorno però il sacerdote era un po’ turbato: gli capitava infatti spesso di imbattersi in orribili bisce nere e non riusciva a capire da dove provenissero tutte quelle bestiacce. Alla fine di marzo, don Claudio chiamò alcuni operai per sistemare il pavimento sconnesso della sua abitazione. Profondo il disgusto degli uomini quando, sollevando le travi di legno, scoprirono migliaia di orribili bisce nere annidate nelle intercapedini della casa. Ci volle un’intera mattinata e più di un uomo per ammazzarle tutte: i rettili infatti, colti alla sprovvista, saltavano e si ferivano l’un l’altro. Alla fine furono tutti sepolti in una fossa comune poco distante dall’abitazione. La notte della strage, nei dintorni della fossa, fu visto aggirarsi un terribile mostro con le fattezze di serpente che lanciava fischi raggelanti. Chi era questo mostro? E’ il Basilisco dei Greci, il Regolo dei Romani e il Rebiscio del folclore romagnolo, insomma, il Re delle Bisce, citato anche da Aristotele e descritto da Plinio come un enorme serpente con una corona in testa. Si racconta che il suo alito sia letale e il suo aspetto orribile, al punto che basterebbe farlo specchiare per ucciderlo sul colpo. Il nostro Re delle bisce invece fu ammazzato con una fucilata dal nipote di don Claudio e finì nella fossa con i suoi ex sudditi.

le streghe di Rimini

Che a Rimini ci fossero le streghe lo diceva anche Orazio: un quartetto di fattucchiere intorno all’ormai classico pentolone dei sortilegi avrebbero ucciso un bimbo dopo atroci torture. Fra queste donne Orazio cita ‘la riminese Foglia / dalla maschil lussuria’ forse alludendo alle tendenze saffiche della nostra strega. Ma la strega Foglia è un personaggio più mitico che reale, anche se nell’Ottocento Domenico Missiroli di Faenza, mediocre poeta sepolcrale, canta le gesta di questa strega ambientando la vicenda presso il "fiume Isauro, oggigiorno detto Foglia", fra Rimini e Pesaro . Storicamente attestata invece è l’esistenza dell’altra strega di Rimini, detta ‘la Vaccarina’. Costei era una vecchia di povera condizione della quale tale Matteo Angelini, barbiere, in data 15 aprile 1587 scrive: "La Vaccarina, vecchia, fu abbrugiata per strega". La testimonianza è alquanto stringata: forse, all’epoca della caccia alle streghe, le vecchie arse al rogo non rappresentavano un fatto degno di nota. Specie se, come a Rimini in quei mesi, la popolazione era stremata dalle carestie e dalle epidemie e cercava un capro espiatorio da incolpare per le proprie sofferenze. Certo è che il sacrificio della Vaccarina non dev’essere rimasto nel cuore dei suoi concittadini, se la sua memoria è affidata solo a questa misera annotazione…

Reggio Emilia

Scritto in Cultura da pieru il 21 dicembre, 2009

Reggio EmiliaNascita di Reggio

La nascita di Reggio Emilia è da ascrivere agli anni compresi tra il 182 e il 174 a. C. La città fu edificata sulla via Emilia. L’attuale tracciato di questa strada rispecchia la situazione di allora. Il torrente Crostolo costituiva molto probabilmente anche il confine naturale dell’antica Reggio. Il corso del fiume Secchia segnava invece il limite orientale. A nord il territorio giungeva probabilmente fino all’ampio stagno di Bondeno. Dopo la fondazione si insediarono nella zona i primi coloni, mentre si procedeva alla bonifica e all’assegnazione dei territori.

La nascita del Comune

Attorno alla fine del IV° secolo anche Reggio fu colpita da una gravissima crisi economica. Sant’Ambrogio passando lungo la via Emilia fu colpito alla vista di centri urbani, un tempo fiorenti, ridotti a ‘cadaveri di città semidistrutte’. L’antica struttura urbana di Reggio fu in gran parte abbandonata, e rimase tale per molti secoli. Guerre, epidemie, difficoltà di ogni genere resero quasi impossibile la vita in città.

Lega Lombarda e pace di Costanza

Molte città del Nord, tra cui Reggio, decisero di unirsi in una grande alleanza ‘intercittadina’, la cosiddetta Lega Lombarda, per combattere contro l’imperatore Federico I Barbarossa. Reggio aderì nel 1168. Non partecipò direttamente alla battaglia di Legnano (1176), ma combattè per la liberazione di Alessandria assediata dall’imperatore e contribuì in vario modo alla vittoria definitiva della Lega e ai preparativi per la pace, fino alla conclusione di Costanza nel 1183. L’imperatore si rappacificò con le città italiane e giunse a riconoscerne l’autonomia. La delegazione reggiana era formata da sei persone, che tornarono a Reggio con una copia autentica del Trattato.

Reggio Calabria

Scritto in Divertirsi in Italia da pieru il 14 dicembre, 2009

Reggio CalabriaLa città di Reggio Calabria

Reggio Calabria è disposta in modo lineare lungo la costiera calabra dello stretto di Messina, ha un aspetto regolare e moderno e può essere considerata una "città nuova": risorse infatti dopo che il 28 dicembre del 1908 un violentissimo terremoto ebbe distrutto completamente la "città vecchia", a sua volta opera della ricostruzione seguita ad un altrettanto catastrofico sisma, quello del 1783. Il suo abitato agli inizi del ‘900 si estese rapidamente verso il porto, situato a poco meno di 2 km. a nord del nucleo antico, e la città assunse funzioni di crescente rilievo. Nel 1951, a ricostruzione avvenuta, la popolazione (140.734 ab.) si era quasi quintuplicata rispetto a quella degli inizi del secolo. Nel 1860 fu occupata dai garibaldini provenienti dallo stretto di Messina. Il terremoto del 1908 provocò 12.000 vittime; pesantissimi danni furono provocati dai bombardamenti del 1943. Fra il luglio del 1970 ed il febbraio del 1971, in particolare, si ebbero dei moti per il mantenimento di Reggio a capoluogo della regione Calabria e contro il trasferimento della sede regionale a Catanzaro. La situazione fu risolta con un compromesso: Catanzaro divenne capoluogo e sede della giunta, mentre a Reggio fu fissata la sede dell’assemblea regionale.

I Bronzi di Riace

Il 16 agosto 1972 a seguito di segnalazione, sono stati rinvenuti i bronzi nel mare Jonico, nei pressi di Riace. Recuperati, dopo pochi giorni, il 21 agosto 1972 le due statue entrarono a far parte del Museo Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria.

Ravenna

Scritto in Cultura da pieru il 7 dicembre, 2009

Ravenna per noiLo stemma del Comune di Ravenna

Della forma dello stemma della città di Ravenna precedente l’attuale e raffigurante Port’Aurea (la porta costruita nel 43 d.C. sotto l’imperatore Claudio, definitivamente demolita nel 1582) si hanno notizie sicure grazie a prove documentarie: – l’impronta a secco rinvenuta nel 1900 da Silvio Bernicoli in calce ad un atto pubblico dell’11 ottobre 1472 (Archivio Notarile Prt. 46 c. 210-211 settimo dei rogiti del notaio ravennate Martino Astoci); – il ritrovamento – ad opera di Corrado Ricci – del sigillo in bronzo del XV secolo della Comunità di Ravenna, sigillo consegnato – nel 1906 – al Museo Nazionale di Ravenna e del quale si è persa ogni traccia dopo il trafugamento avvenuto nel 1924. Gli elementi che maggiormente caratterizzano lo stemma attuale (due campi oro e rosso, contenenti due leoni – dell’un colore nell’altro – controrampanti e affrontati ad un pino verde fruttato d’oro, sradicato e posto nella partizione), così come recepiti ufficialmente dalla Giunta Permanente Araldica nel 1937, sembra possano farsi risalire nella loro combinazione ed uso, ad alcuni anni prima del passaggio dell’effettivo governo della città dalla Repubblica Veneziana alla Santa Sede avvenuto nel 1509. Sicuramente essi (colori compresi) appaiono in un documento del 25 agosto 1509 in principio dei capitoli per il governo della città di Ravenna da approvarsi da Papa Giulio II. Il colore e lo smalto dello stemma vigente (rosso e oro) già erano nello stemma dei Da Polenta, signori della città dalla metà del 1200 fino al 1441 quando essi furono sostituiti dai veneziani il cui stendardo recava gli stessi colori. [...] Gli elementi aggiuntivi specifici del periodo fascista, alla caduta di questo furono eliminati e, nel 1951, la Croce di guerra appesa con nastro sul decusse dei rami di quercia e alloro fu sostituita con la riproduzione della Medaglia d’Oro al Valor Militare concessa alla città di Ravenna per il suo operato nella Liberazione.

Urbino: cenni di storia

Scritto in Cultura, Italia da pieru il 1 dicembre, 2009

Pesaro e UrbinoOrigini di Urbino

La città di Urbino ha origini lontane e il Poggio, il colle dove sorse "Urvinum Mataurense" divenuto municipio romano probabilmente dopo la "Lex Julia Municipalis" che Giulio Cesare fece varare nel 48 a. C., fu abitato fin dalla preistoria. In epoca romana Urbino ebbe il carattere di città fortificata, per la sua importante posizione strategica, e fu dotata di solide mura. Ciò non impedì a Belisario, generale bizantino, di conquistarla, seppure prendendola per sete a causa del prosciugarsi di una fonte, strappandola così ai Goti nel dicembre del 538. Sotto i bizantini, Urbino fu inserita, insieme a Fossombrone, Iesi, Cagli e Gubbio, nella Pentapoli Annonaria; nel 568 subì una prima invasione longobarda che si protrasse fin verso la fine del secolo, per poi ripetersi con Lituprando all’inizio dell’VIII secolo.

Il Palazzo servile di Urbino

"Il Palazzo servile di Urbino è costituito dagli immensi sotterranei che scendono sotto il piano nobile del Palazzo Ducale: qui una vera città popolata da diverse centinaia di abitanti accudiva a tutte le funzioni della reggia di Federico da Montefeltro, dalle cucine alle stalle alla lavanderia. Il frigorifero era costituito da un immenso nevaio in cui la neve veniva raccolta e conservata sino all’estate per mezzo d’intercapedini di paglia ( … ) cucine e dispense erano soppalcate per dar modo a cuochi e vivandieri di dormirci ( … ). Ma la curiosità maggiore è che il Duca aveva proprio qui, nel Palazzo servile, il suo bagno privato, esattamente sotto il suo celebre studio-scrigno. Insomma il Duca poteva tuffarsi direttamente dai libri in una vasca a gradini".

Perugia

Scritto in Cultura da pieru il 28 novembre, 2009

Perugia per noiUn circo alla Rocca per il "giuoco del pallone"

Dopo la ribellione del popolo perugino a Papa Paolo III, che portò anche alla quasi totale demolizione della Rocca Paolina, costruita con i resti delle case distrutte dei nobili locali a lui avversari, fu costruito dopo il 1805 un grande circo. Esso sorgeva sul lato occidentale della Rocca di Perugia, ed era destinato al gioco del pallone, molto in voga nel tempo e ad altri spettacoli. Il grande circo era contenuto in un colonnato dorico con 59 archi. Molti di questi archi erano usati come logge da cui assistere agli spettacoli, ed erano una proprietà delle più importanti famiglie perugine.

La flagellazione come penitenza e le laudi come preghiera

Nel XII secolo sorse a Perugia il primo movimento dei ‘flagellanti’ o ‘disciplinati’, creato dal frate Raniero Fasani. Il movimento laicale predicava l’uso della disciplina, o flagello, che provocava la mortificazione corporea del penitente tramite autoflagellazione con un fascio di cordicelle di cilicio. La pratica della penitenza si diffuse molto anche al di fuori dei movimenti laicali. In questo periodo tutta l’Italia centro settentrionale vide fiorire molte confraternite laiche ed il mezzo di devozione più comune divenne la lauda, testo scritto in forma di ballata e spesso anonimo. Tra gli autori di Laude più famosi c’è Jacopone da Todi, che grazie ai suoi componimenti, codificò il genere della lauda e fece da modello a tutti i successori.

Parma: notizie di storia

Scritto in Cultura da pieru il 21 novembre, 2009

Parma per noiInaugurazione del Teatro Farnese

Il teatro Farnese di Parma, così come l’imponente quanto incompiuto palazzo della Pilotta (chiamato così perchè nel suo cortile i nobili si dilettavano col gioco della pelota), furono edificati sotto la reggenza di Ranuccio I dei Farnese; memorabile l’inaugurazione ufficiale del Teatro Farnese: "L’erede di Ranuccio nacque quando ancora si pensava che il ducato sarebbe passato ad Ottavio, l’illegittimo. Dalla madre ereditò l’obesità degli Aldobrandini. Dal padre prese poco: soprattutto, non assimilò la cautela nell’affrontare i fatti di politica internazionale. Nel 1628, il duchino potè governare in proprio, dando sfogo a tutte le bizzarrie del suo carattere. Nello stesso anno, sposò Margherita de’ Medici, figlia del Granduca di Toscana Cosimo II. Come nelle migliori tradizioni di famiglia, il matrimonio fu al centro di imponenti manifestazioni di giubilo. Il teatro Farnese ospitò grandiose feste con musiche di Monteverdi, caroselli di cavalieri, inondazione delle scene. Degli spettacoli nunziali si parlò in tutta Italia".

Parma e la musica: il mito di Verdi

Il 27 gennaio(1901) muore a Milano il nostro grande Giuseppe Verdi. Era nato a Roncole di Busseto il 10 ottobre 1813 da povera famiglia e in ambiente culturale molto povero. Con la tenacia tipica dei contadini della bassa, con il suo genio, si è fatto quasi da solo uno dei più grandi musicisti di tutti i tempi. Risibile ci appare oggi il giudizio della commissione milanese davanti alla quale si era presentato nel 1832 per l’ammissione a quel Conservatorio: "Non sa suonare il cembalo, non imparerà mai; riuscirà mediocre…". Durante i moti del Risorgimeno il suo nome era diventato il simbolo dell’unità italiana. "Viva Verdi" si scriveva sui muri delle casee si gridava ad ogni occasione, nei teatri, nelle radunanze, sempre. E si voleva significare: "Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia".

Il 20 aprile 1872 aveva curato al Teatro Regio la prima rappresentazione italiana dell’Aida, una delle sue opere più amata dai parmigiani.

Tradizioni lucchesi

Scritto in Italia da pieru il 15 novembre, 2009

Lucca per noiIl prodigio del Volto Santo

Tra i tanti miracoli legati al Volto Santo uno in particolare viene celebrato a Lucca,  quello del povero giullare, pellegrino venuto dalla Francia, che addolorato per non essere in grado di offrire alla sacra immagine neppure un piccolo obolo, pensò di esprimere la sua devozione suonando il liuto. Il Cristo apprezzò il gesto e impietosito lasciò cadere in dono davanti al menestrello una sua pianella d’argento. Il giullare fu però sorpreso in seguito dalle autorità religiose che lo accusarono di furto sacrilego, condannandolo a morte. Solo l’intervento divino poté scagionarlo e fargli salva la vita. Da allora una delle pianelle del Volto Santo è sostenuta da un calice d’argento.

La statua di Gesù

Ha proprio del prodigioso il tragitto che, secondo la leggenda, portò il Volto Santo di Gesù dal Libano, dove si dice fosse stato scolpito da Nicodemo e dagli angeli, fino alla spiaggia di Luni, in Italia. Dopo essere scomparsa per qualche secolo, la statua fu imbarcata per sfuggire alle persecuzioni. La traversata del Mediterraneo, mare infestato dai pirati che non riuscirono ad abbordare la nave, così come fu pure impossibile alle navi di Lumi avvicinarsi a quel vascello, respinte da una forza misteriosa, si concluse con l’approdo sul lido lunense. La nave si rivelò priva di equipaggio umano mentre il vescovo Giovanni e i suoi fedeli, avvertito in sogno dell’accaduto, accorse per risolvere la questione di appartenenza dell’effigie, rivendicata dalla gente di Luni. Decise così di porre il Crocifisso su un carro trainato da buoi, che avrebbero stabilito la proprietà del simulacro secondo la direzione presa: il carro puntò dritto su Lucca. Dal 1107 il Volto Santo è ospitato nella Basilica di San Martino.

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