L’assemblea a Pompei

PompeiNei giorni scorsi su parecchi giornali è rimbalzata la polemica scatenata da un turista incazzato. In realtà poi si è scoperto che non era un turista qualunque ma un professore dell’università di Salerno che accompagnava un ospite cinese a visitare gli scavi di Pompei. O meglio, avrebbe voluto accompagnare l’ospite a visitare gli scavi.

All’ingresso ha trovato il cartello che trovate nella foto. Assemblea sindacale per tre giorni di fila, fino alle 11 del mattino. Non commento neanche la traduzione in inglese del cartello quello che più mi ha fatto uscire dai gangheri sono state le dichiarazioni a una trasmissione radiofonica del rappresentante sindacale che ribadiva che

  1. i lavoratori di Pompei hanno il diritto dai fare le assemblee quando gli pare
  2. Pompei è aperta 365 giorni all’anno grazie al generoso sforzo di questi lavoratori.

Ho due proposte da fare, visto che questi ultimi problemi sono sono l’ultima di una interminabile serie di figure di merda che l’Italia sta facendo a proposito di Pompei, figuracce che sono iniziate con il crollo della casa del gladiatore ma che non si sono mai interrotte.

La prima proposta è questa: licenziamoli tutti e assumiamo rifacciamo un bando. Lo dico a vantaggio dei lavoratori attuali: se sono così bravi e volenterosi è giusto che siano molto meglio pagati. Molto di più. Proviamo però a metterli in competizioni anche con chi non ha i loro stessi “diritti acquisiti”.

La seconda è più realistica: si dice che gli scavi di Pompei hanno portato alla luce 1/3 della città. Perfetto: il più è fatto, ricopriamo tutto di terra, lasciamo un cartello in superficie, forse le future generazioni saranno in grado di gestire e di valorizzare questo che è un patrimonio dell’umanità, non una proprietà dei lavoratori, dei pompeiani, dei campani o degli italiani.

Lo dico da turista che ama Pompei da morire. Da ragazzino una delle mie prime conquiste è stata ottenere il permesso di visitare gli scavi da solo, senza dover essere accompagnato da mamma o papà. Lo dico dopo aver visitato gli scavi un discreto numero di volte, ho perso il conto di quante ma tra i 10 e i 20 anni ci sono andato almeno una volta l’anno, più spesso due e a volte anche tre.

 

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