Romani a tavola
La cucina romana è impagabile e la passione dei Romani per la buona tavola è plurisecolare, come testimoniato da tanti scritti e anche da tante feste tradizionali che hanno lasciato il segno nella storia di Roma.
Feste e festini degli aristocratici
Nella seconda metà del Settecento il Carnevale Romano richiama il fior fiore dell'aristocrazia europea, in onore della quale si moltiplicano feste e banchetti, gustosi e magnifici. Nei grandi palazzi, oltre ai balli in maschera, si gioca la bazzetta, il goffo, il faraone, la zecchinetta, e tanti altri giochi d'azzardo, durante i quali molti nobili si rovinarono, gettando al tavolo come posta intere e prestigiose residenze. La cosa aveva raggiunto una tale gravità che il pontefice Benedetto XIV fu costretto ad intervenire con disposizioni severe per impedire ai giocatori, spesso anche alti prelati, di ridursi sul lastrico.
Feste Giacobine
Dopo l'avvento dei Bonaparte, le feste di Carnevale cambiano sede, dai palazzi dei nobili alle case della borghesia emergente. Durante il Carnevale del 1802, in casa del conte Bolognetti, di dà un banchetto in cui, come gioco carnescialesco, ogni ospite è invitato a presentarsi con una preparazione gastronomica. Nasce quasi certamente da quello scherzo, la simpatica abitudine moderna delle riunioni amichevoli in cui ciascuno porta qualcosa.
Saturnali
Le origini del Carnevale si fanno risalire ai pagani Saturnalia, che si svolgevano in prossimità del solstizio d'inverno, celebrati nella Roma antica tra la fine di dicembre e i primi di gennaio, in onore di Bacco, la versione latina del dio greco Dioniso. Si fa risalire il carnevale romano ai Saturnali perchè è proprio durante queste feste che compaiono le prime maschere, al riparo dalle quali si gozzovigliava e ci si abbandonava nelle strade ad ogni sorta di comportamenti anche non troppo leciti.
I conviti di Paolo II
Con il Rinascimento, il Carnevale Romano raggiunge il massimo fulgore. Fu Paolo II (1464-71) a dare impulso alle feste, offrendo al popolo conviti che i cronisti definiscono "splendidissimi". Le tavole per l'occasione venivano imbandite sotto padiglioni appositamente costruiti, nei giardini accanto alla basilica di San Marco, sulle quali venivano serviti carni e pesce preparati in modo raffinato ed eccellenti vini. Dove non mancavano le "costruzioni" gastronomiche, cucinate e montate solo per far bella mostra. Come la scrofa cotta, rivestita della sua pelle e circondata dai suoi piccoli in atto di allattarli. O un pavone, sempre cotto, rivestito di piumaggi e coloratissima ruota, che dal becco sputava una fiamma.
Con un simile passato, con una tradizione gastronomica così ricca, tanto da affondare le proprie origine addirittura nella tradizione pagana non c'è da meravigliarsi se i ristoranti di Roma sono tra i migliori al mondo. Il viaggiatore apprezzerà in particolare i primi piatti ma si lascerà tentare anche dall'abbacchio e da tutte le forme in cui vengono cucinati gli ovini.
Urbino
Urbino, conosciuta come la perla del Rinascimento italiano, la città che dette i natali a Raffaello Sanzio, e che all'interno delle sue mura custodisce alcune delle più stupefacenti testimonianze del Rinascimento.
Uno dei gioielli di Urbino è il suo Palazzo Ducale, voluto da Federico da Montefeltro, con le sue stanze riccamente decorate ed il magnifico cortile, è un esempio mirabile di architettura del tempo ed ospita ancora oggi la Galleria Nazionale delle Marche.
Federico da Montefeltro, per decorare il Palazzo, chiamò a se tutti gli artisti migliori di un tempo: Piero della Francesca, Luciano Laurana, Leon Battista Alberti, Francesco di Giorgio Martini. Non bisogna dimenticare che, inoltre, in questo ambiente artisticamente ricco di stimoli e vivacità, hanno mosso i primi passi artisti del calibro di Raffaello e Bramante.
La Galleria Nazionale delle Marche è, com'era prevedibile da questa introduzione, il più importante museo cittadino ed al suo interno custodisce opere che vanno dal Trecento al Seicento, nonché grandi capolavori rinascimentali come: la Flagellazione di Piero della Francesca, la Muta di Raffaello, ma anche opere di Tiziano, Luca Signorotti, Francesco Barocci
Urbino possiede una lunga tradizione di artigianato artistico: in passato sono stati famosi i suoi orafi, ceramisti, pittori, basti pensare a Raffaello. Ancora oggi, nelle piccole vie del centro storico di Urbino, vi sono numerose botteghe ed officine artigianali che ancora oggi utilizzano antiche tecniche per creare splendidi oggetti che è possibile acquistare.
Una vasta raccolta di opere a carattere religioso è esposta al museo diocesano “Albani”, dove accanto ad antichi dipinti si possono ammirare capolavori di oreficeria, porcellane, paramenti sacri, codici miniati.
La casa natale di Raffaello custodisce al suo interno un affresco attribuito al pittore, nonché numerose opere d'arte tra cui copie di suoi dipinti, bozzetti ed omaggi di altri artisti al Pittore.
La vera anima di una città, però, non può esser raccontata solo tramite i suoi monumenti: bisogna percorrerla per intero (o quasi), nelle sue viette, sbirciando all'interno dei cortili dei palazzi e chiacchierando con la simpatica gente del luogo.